La cucina montata...finalmente una cosa dritta in tutto questo casino, pensai.
Tre metri di fiore di Loto in un fiume di fango.
Arrivati in orario, attrezzati come si deve, due ragazzi capaci dell'Est Europeo in meno di mezza giornata avevano trasformato 20 colli in una bella cucina fiammante.
Bravi.
Uno di loro parlava pure Italiano meglio di me.
Adesso però c'è da fare i collegamenti dei tubi e del resto, vabbè un'oretta di lavoro e poi ci possiamo fare il primo caffè.
Pomezia (Italy?), Kondominio della Passione, 40 gradi, 80% di umidità, resti di cartone e pluriball ovunque....forse nella giungla stanno un po' più freschi e meno incasinati, poi li di tubi non se ne montano... ma di sicuro le capanne sono meno confortevoli...
Mentre questi pensieri mi attraversavano la testa buttai un'occhio al'orologio: le 3 del pomeriggio...che darei per farmi un bel bagno, dissi tra me e me.
Mio padre mi ridestò toccandomi il braccio, stringitubo e flessibili alla mano alla ricerca del Teflon perduto, via, via, vieni via a girare la boccola con me...non perderti per niente al mondo lo spettacolo di arte varia di un dado filettato da 3'....
:-)
Iniziammo a studiare la situazione, confabulammo, prendemmo due misure da alchimisti e poi ginocchioni come ragazzini all'oratorio cominciammo a montare il sifone.
Non si lavora comodi in due in un sottolavello, ancora meno se uno cerca di risparmiare l'altro... il risultato è una commedia dell'installazione recitata in dialetto Napoletano.
Fantastico.
La prossima volta che cambio casa mi procuro un reporter.
Arrivammo alla danza della flangia, superammo indenni la sagra del riduttore di passo e finalmente la coppia di tappi da mezzo pollice diede segno di se...
Uè, l'acqua è chiusa? Certo, da stamattina, da quando c'èra qui l'idraulico.
I rubinetti bassi del bagno sono aperti? Naturalmente.
Occhei guagliò, allora comincia a svitare, ma prima quello della fredda, quello di destra.
Chianu chiano, senza forzare, io mi vado a fummà una bella sigaretta.
Vai vai, vai tranquillo.
Mollo un po' la cagnetta della stringitubo, la taro sul dado esterno del tappo da mezzo pollice e comincio dolcemente ad allentare: un filo d'acqua fa capolino gocciolando.
Normale, penso, è la pressione residua.
Ci metto sotto il secchio e faccio un'altro mezzo giro: comincia a pisciare un pochino...
Sono perplesso, libero la spalla dalla morsa dello sportello, cerco di fare manovra per riemergere dal sottolavello per consultarmi con mio padre, quando uno schiocco secco seguito da un sibilo mi taglia la strada...
Quindici litri al minuto con una pressione di 3 bar escono urlando da un tubo nel muro, dritti addosso a me, alla pila di cartoni sul muro alle mie spalle ed a quel pover'uomo di mio padre che nel frattempo era tornato.
Idroattimi lunghissimi, due uomini in lotta contro l'elemento, falla in sala macchine, un tappo di merda con la filettatura dimezzata, una corsa folle fino al terrazzo per chiudere la mandata principale.
Minuti o secoli?
Torno giu, lentamente, riprendo fiato.
In cucina ci sono quattro dita d'acqua sul pavimento, guardo la torre di cartoni e mi sembra di stare a Pisa...guardo mio padre...
Sembriamo due sopravvissuti, siamo due sopravvissuti.
Scoppiamo a ridere come due pazzi e corriamo a prendere gli stracci, mentre io cerco di fare mente locale su dove ho messo il numero di telefono dell'idraulico...quel simpatico signore che aveva detto di aver chiuso la seconda mandata prima di andare via.
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